EMDR, Cos’è e a cosa serve ?
L’EMDR (acronimo di Eyes Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio psicoterapeutico molto efficace nel trattamento di disturbi conseguenti a eventi traumatici o fortemente stressanti.
Le problematiche cliniche per le quali viene applicato sono le più svariate:difficoltà relazionali, dipendenze affettive o relazionali, attacchi di panico, ansia, depressione, agorafobia, traumi infantili o esperienze avverse durante l’infanzia (come abuso psicologico o fisico, trascuratezza, umiliazione ecc.), difficoltà di apprendimento, disturbo di personalità, disturbi ossessivi, disturbi alimentari, disturbi somatici, abuso sessuale. Accade di frequente che eventi di vita come incidenti, malattie, lutti, situazioni intensamente stressanti e prolungate nel tempo, abusi fisici o emotivi subiti o dei quali si è stati testimoni, possano lasciare un segno nella nostra vita e influenzarla anche a distanza di molti anni dall’avvenimento.
Esperienze traumatiche e stress possono indurre importanti cambiamenti nelle reti neurali ma sappiamo che l’EMDR favorisce un progressivo equilibrio neurofisiologico ed una risoluzione del trauma. Risultato di una terapia EMDR non è la dimenticanza o la rimozione delle esperienze traumatiche, bensì una rinnovata capacità dell’individuo di entrare in relazione con esse senza che queste vadano ad influenzare negativamente la dimensione del presente.
L’EMDR è un approccio completo che utilizza i movimenti oculari e altre forme di stimolazione ritmica per trattare disturbi legati ad esperienze passate e a disagi del presente. Sembra infatti che la stimolazione bilaterale vada ad attivare il sistema innato di elaborazione dell’informazione e i meccanismi di immagazzinamento nella memoria.
L’EMDR serve a riattivare le reti mnestiche in cui sono immagazzinate le informazioni degli eventi traumatici, facilitare i processi associativi e di risoluzione/digestione degli eventi andando a trasformare l’impatto sul pensiero, sulle emozioni e sulle sensazioni fisiche connesse agli eventi del passato e collegate associativamente ai disturbi attuali.
Anche se è passato molto tempo dall’evento traumatico può avvenire che una parte dell’individuo rimanga come incastrata/intrappolata all’episodio, che continua a influire sulle emozioni, sulle convinzioni profonde su di sé a livello corporeo/somatico. Dobbiamo allo stesso tempo come spesso non ci riferiamo ad un solo evento traumatico ma a più eventi o ad un clima traumatico cumulativo protratto nel tempo.
Gli psicologi clinici, indipendentemente dalla scuola di appartenenza, sono concordi con l’idea che la maggior parte dei disturbi dei pazienti sono legati all’impatto di esperienza avute nei primi anni di vita. L’approccio EMDR, attraverso l’utilizzo di protocolli strutturati e semi strutturati, guida lo psicoterapeuta nell’utilizzo di un metodo anamnestico per indagare: la storia del paziente per capire quali esperienze nei primi anni di vita possano contribuire allo sviluppo della sintomatologia attuale, quali sono i fattori presenti che abbiano attivato o provocano il disturbo, ciò di cui può avere bisogno il paziente nel futuro. L’approccio EMDR permette di individuare quegli episodi connessi alle attuali convinzioni negative del paziente come, ‘sono in pericolo, ‘non vado bene’, ‘sono un fallito, ‘sono uno stupido, ‘non valgo niente, ‘non posso fidarmi di me stesso’, ‘non merito di essere amato’, ‘sono colpevole, ecc. e una volta individuati diventa possibile ‘entrarci’ andando a lavorare in modo trasformativo e adattivo su emozioni, sentimenti, memoria. Si pensa infatti che le esperienze che forniscono supporto alla patologia attuale siano state immagazzinate e conservate senza essere state elaborate a sufficienza
